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L'ABBINAMENTO DEI LEGNI NELLA CHITARRA ELETTRICA
In breve: miscelare legni diversi somma i loro picchi di risonanza, e il suono finale è la media delle sonorità dei legni usati. Laminare legni duri dà un suono più uniforme e più sustain; un top duro su un core più leggero aggiunge definizione e brillantezza senza perdere il calore del core.
Nel miscelare diversi tipi di essenze (laminazione) occorre tenere conto di diversi fattori quali:
stagionatura, densità specifica, rigidità e per cui
sonorità e reattività ai cambi climatici di ogni legno utilizzato.
Timbricamente ogni legno ha un suo picco di risonanza.
Miscelare legni diversi ha come risultato quello di sommare i picchi di risonanza di ogni legno e di ottenere un suono che è la somma delle sonorità dei diversi legni utilizzati.
È però importante non trasformare questo principio in una tabella troppo semplice del tipo “questo legno suona così, quell’altro suona cosà”. Il nome dell’essenza è soltanto il punto di partenza: due pezzi appartenenti alla stessa specie possono avere peso, rigidità e risposta diversi. Pezzi provenienti dallo stesso albero, e spesso addirittura ricavati dalla stessa tavola, per esempio nel caso dei blank destinati ai manici, possono suonare in modo completamente diverso tra loro, per via del taglio: di quarto, slab o rift. Nella pratica il liutaio deve quindi valutare i pezzi reali che ha davanti, non soltanto il loro nome o la loro provenienza.
Quando scelgo i legni per uno strumento non considero quindi una singola essenza isolata. Considero il modo in cui quella parte dovrà lavorare insieme al manico, al body, alla tastiera e agli altri elementi strutturali. È la combinazione dei legni (e di altri fattori come il diapason per esempio), più che il nome di una singola essenza, a determinare il comportamento finale dello strumento. Per questo, quando immagazzino i blank, mi curo che siano tagliati sempre nello stesso modo e nelle stesse dimensioni: solo così posso confrontarli tra loro in maniera attendibile, senza che differenze di forma o di massa falsino il paragone.
Prima di decidere quali legni abbinare, li testo uno per uno con il metodo del tapping. In particolare, nel rapporto tra manico e body, mi sincero che le note che i due pezzi restituiscono al tapping siano distanziate tra loro secondo intervalli precisi. È un controllo che faccio prima dell’incollaggio, perché per me l’abbinamento non parte dalla specie botanica del legno, ma dalla risposta reale dei singoli pezzi che andranno a lavorare insieme nello strumento.
Rigidità, laminazione, top e core
Per esempio miscelare più legni duri come si usa fare nei manici laminati degli strumenti
neck through, conferisce allo strumento un suono più uniforme, più articolato e definito sulla fondamentale nonché un maggiore sustain dovuto alla maggiore rigidità.
Incollare un top o un top plate di legno duro tipo acero o
bubinga o ebano
su un core in legno mediamente denso come mogano o anche più leggero come il tiglio (american basswood),
consentirà di mantenere il calore del core utilizzato per il body, guadagnando però più definizione nella nota, un attacco leggermente più veloce e una punta di brillantezza e sustain.
Miscelare diversi tipi di essenze rende in sostanza la vibrazione della corda più uniforme e spesso, innalzando il picco di risonanza dell'intero strumento oltre quello delle corde,
contribuisce a preservare il sustain e diminuire i "dead spots".
Anche la quantità di materiale utilizzato ha un peso. Un’impiallacciatura molto sottile applicata soprattutto per ragioni estetiche non può partecipare alla struttura del body nello stesso modo di un vero top di alcuni millimetri. Più il top diventa una parte significativa della rigidità complessiva del corpo, più il suo contributo entra nel comportamento dello strumento.
È per questo che considero poco utile ridurre il problema a formule come “acero uguale brillante” o “mogano uguale caldo”. Possono essere indicazioni di massima, ma quando si costruisce davvero uno strumento bisogna chiedersi quanto di quel legno stiamo usando, dove lo stiamo usando e soprattutto con che cosa lo stiamo abbinando.
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Neck through e bolt on: due risposte diverse
È qui che possiamo notare la grande differenza tra uno strumento neck through ed uno strumento bolt on dove il primo sarà caratterizzato
da una maggiore uniformità del suono e sustain, un maggiore attacco e definizione della nota, mentre il secondo fornirà una sonorità più tipica del singolo tipo di legno utilizzato: normalmente più piena e spesso caratterizzata da un maggiore volume e punch.
Questo non significa che uno dei due sistemi sia migliore in assoluto. Significa che fanno lavorare lo strumento in modo diverso. In un neck through la continuità strutturale diventa parte importante del progetto; in un bolt on il carattere dei singoli elementi può rimanere più evidente. La scelta va quindi fatta in funzione del tipo di risposta che vogliamo ottenere, non secondo una classifica di qualità.
Anche la rigidità non è un valore da aumentare sempre e comunque. Aumentarla può dare più definizione, uniformità e sustain, ma il progetto di uno strumento rimane un equilibrio: a seconda del risultato cercato si può privilegiare una risposta più precisa e uniforme oppure più punch e una maggiore evidenza del carattere dei singoli elementi.
Tapping ed equalizzazione dei legni prima dell'incollaggio
Nell'abbinare i vari pezzi di legno occorre applicare il metodo del "tapping".
Il tapping serve proprio a non fermarsi al nome dell'essenza o all'aspetto estetico. Due pezzi apparentemente simili possono reagire in modo diverso: il punto non è trovare quello che “suona meglio” in assoluto, ma capire quali pezzi possono lavorare bene insieme per lo strumento che stiamo costruendo.
Prima di procedere all'incollaggio è sempre consigliabile unire per almeno 24 ore con i morsetti, i due pezzi di legno che stai per
incollare
(specialmente se si tratta di legni diversi e non perfettamente stagionati). Questo procedimento chiamato "equalizzazione del legno" consente di stabilizzare e uniformare l'umidità all'interno delle due parti a vantaggio della durata dell'incollaggio e del suono.
L'incollaggio ideale di legni diversi prevede carteggiatura delle superfici da giuntare con grit 80 e una pressione non esasperata dei morsetti.
È un passaggio semplice, ma coerente con tutto il ragionamento fatto fin qui: prima di rendere due pezzi un unico elemento strutturale, conviene metterli nelle condizioni di lavorare insieme nel modo più stabile possibile. Anche la pressione dei morsetti non va quindi interpretata come “più forte è, meglio è”, ma come il mezzo per ottenere un accoppiamento corretto e uniforme delle superfici.

